sabato 17 febbraio 2018

"Il Barba e l'inquisitore" in scena a Roma

Sabato 17 febbraio 2018, alle 18.30 a Roma, sarà rappresentata “Il Barba e l’inquisitore” (nella sala di Via Marianna Dionigi, 59) una pièce teatrale scritta da Giuseppe Platone, pastore della chiesa valdese di piazza Cavour, sulla base degli atti di un processo inquisitoriale del XVI secolo.
Questa pièce è nata intorno al fascino che emana dalla figura del Barba medievale. I Barba erano dei predicatori itineranti che visitavano con regolarità, e non senza rischi, i gruppi valdesi che per tutto il medioevo sono sopravvissuti nella semi clandestinità. Il Barba di cui racconto si chiamava Pierre Griot, un predicatore alle prime armi, vissuto nella prima metà del XVI secolo. Lo spettacolo è l’adattamento dei verbali di un processo inquisitoriale condotto dal domenicano Jean de Rome. Uno scontro impari: tanto Griot è acerbo, forte solo della sua coscienza, quanto de Rome è un erudito, arma affilata al servizio del potere.
Il processo a Griot è interessante sia da un punto di vista storico sia perché tematizza la questione, attualissima, della violenza nella religione. Griot venne catturato in Francia mentre rientrava dal Sinodo di Chanforan, l’assemblea che, nel 1532, determinò l’adesione dei valdesi alla Riforma protestante e pose sostanzialmente fine al valdismo medievale. Griot è personaggio a cavallo di due epoche. Soprattutto, fornisce durante il processo informazioni sull’assemblea di Chanforan che prima ci erano sconosciute. Per esempio, la documentazione disponibile sul Sinodo riguarda temi prevalentemente morali; da Griot invece sappiamo che ci furono animati dibattiti su temi teologici come la giustificazione per fede, il celibato o il purgatorio – evidentemente, all’epoca temi ancora aperti da non permettere la stesura di documenti ufficiali.

mercoledì 14 febbraio 2018

"Streghe e Janare. il Medioevo fantastico napoletano" al Museo del Sottosuolo

Sabato 17 e domenica 18 febbraio 2018 appuntamento alle ore 18,30 nella magica location del Museo del Sottosuolo di Napoli per l’evento teatralizzato “Streghe e Janare. il Medioevo fantastico napoletano”.
Uno spettacolo scritto da Laura Miriello in collaborazione con Livia Bertè. Assisterete ad un evento unico sulla storia e sui riti delle mitiche streghe e “Janare” beneventane le sacerdotesse della Dea Diana. A condurci lungo le scalinate che portano alle viscere di Napoli e lungo i misteriosi cunicoli che confinano con gli ipogei funerari della Sanità ci saranno tre streghe famose emerse dai racconti del medioevo fantastico nei loro antichi costumi Lupercalia strega del sud (Laura Miriello), Marillia strega del nord (L’attrice Livia Bertè) e Vespertiliala strega dell’est (Giuliana Ciucci)! Le tre “litigiose e inquiete” streghe vi racconteranno tra monologhi piccoli litigi malocchi e fatture le storie fantastiche legate alla stregheria napoletana e campana, la stregheria dell’antica Roma al Medioevo fino a giungere alle usanze delle janare beneventane dei giorni nostri. Racconti della tradizione contadina e delle origini dei miti legati alla ritualità che compivano i contadini e le janare nei campi nelle notti stregate invernali.
Giunti al centro del Museo proprio nel ventre della Napoli più nascosta ad attendervi un tempio rituale sacro alle janare. Marillia Vespertilia e Lupercalia ci attenderanno al calderone magico i simboli delle streghe, Marilia e Carmilia insceneranno l’antica danza tratta dalle “danze delle streghe” intonando il canto delle janare beneventane, attorno al calderone. Terminata la danza al chiarore della candele le tre streghe accenderanno come tradizione simbolicamente il fantoccio della “vecchia Dianara”.
Nel fuoco ogni partecipante getterà un foglio in cui avrà scritto le cose che vuole eliminare dalla propria vita. Davanti al fuoco terremo un canto tratto dai testi medievali, per richiamare la luce proveniente dalla terra e dal cielo e di cui noi siamo il punto di incontro, per purificare e rischiarare il nostro cammino nel nuovo anno.
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giovedì 8 febbraio 2018

Mistero Buffo in scena a Mocalieri (TO)

Il testo più famoso di Dario Fo, uno spettacolo che lo ha consegnato alla storia del teatro e della letteratura, in una nuova versione diretta da Eugenio Allegri in scena alle Fonderie Limone di Mocalieri (TO) da martedì 6 a domenica 18 febbraio 2018. 

Mistero Buffo è considerato il capolavoro della produzione di Dario Fo, come recita la motivazione del Premio Nobel attribuitogli nel 1997: «A Fo… che nella tradizione dei giullari medievali fustiga il potere e riabilita la dignità degli umiliati». Eugenio Allegri dirige Matthias Martelli, giovane talento del Teatro della Caduta, in questa giullarata popolare che ha costituito il modello per il grande teatro di narrazione degli ultimi vent’anni. L’originalità dell’operazione del grande artista sta nell’aver attinto agli strati più profondi della tradizione popolare, rivitalizzandola e attualizzandola mediante riferimenti alla realtà contemporanea: le sacre rappresentazioni diventano occasioni per recuperare la cultura degli oppressi, delle classi subalterne, le cui uniche forme di rivalsa risiedono nel riso e nel comico. Mistero, dai Misteries medievali, ma anche “buffo”, perché dissacrante e oltraggioso nella rilettura di alcuni episodi della storia sacra. Il comico della Commedia dell’Arte incontra la lingua di Jacopone da Todi, Teofilo Folengo, Ruzante, giullari, dialetti padani, fondendosi nel celebre grammelot. Eugenio Allegri, che proprio a Palazzo Nuovo, a Torino, negli anni Settanta, vide lo spettacolo, nella sua versione originaria, scrive: «Anche nel nostro Mistero Buffo, Matthias Martelli, l’attore, è solo in scena, senza trucchi, con l’intento di coinvolgere il pubblico nell’azione drammatica, passando in un lampo dal lazzo comico alla poesia, fino alla tragedia umana e sociale. Lo “spazio scenico”, lasciato vuoto come allora faceva Fo, ha consentito all’attore/giullare di interpretare le situazioni e i personaggi più variegati, passando da un luogo all’altro e da un tempo a un altro senza bisogno di scenografie. Il
Matthias Martelli
nostro lavoro quindi affonda le sue radici in una forma di teatro che, attraverso la lingua corporale ricostruita col suono, con le onomatopee, con scarti improvvisi di ritmo, con la mimica e la gestualità spiccata dell’attore, passa continuamente dalla narrazione all’interpretazione o alla sola evocazione dei personaggi, trasformandoli all’occorrenza dal servo al padrone, dal povero al ricco, dal Santo al furfante, per riprodurre sentimenti, reazioni, relazioni, e tutte quelle altre cose che fanno, infine quella rappresentazione sacra e profane chiamata Commedia. Fondamentale è stato svincolare Mistero Buffo dal mondo degli anni Sessanta e Settanta, per attualizzarlo e universalizzarlo, attraverso un linguaggio e un’interpretazione nuova e originale, nel segno della tradizione di un genere usato dai giullari medievali per capovolgere l’ideologia trionfante del tempo dimostrandone l’infondatezza. (Quella del nostro tempo, ma giusto per dire la mia, mi pare si chiami Autodistruzione)».

sabato 3 febbraio 2018

Orlando, furiosamente solo rotolando

Il palco della Casa del Teatro di Faenza si riempie della magia dei paladini di Carlo Magno. Si terrà sabato 3 febbraio 2018 alle ore 21,00 lo spettacolo “Orlando, furiosamente solo rotolando”, una libera rotolata medievale di Enrico Messina e Alberto Nicolino messo in scena dalla compagnia Armamaxa Teatro. Camicia bianca, una tromba e uno sgabello: è tutto quel che serve per raccontare le vicende dei paladini di Carlo Magno e dei terribili saraceni. All’essenzialità della scena si contrappongono la ricchezza ed i colori delle immagini evocate: accampamenti, cavalieri, dame, duelli, incantagioni, palazzi, armature, destrieri… Un vortice di battaglie e inseguimenti il cui motore è sempre la passione, vera o presunta, per una donna, un cavaliere, un ideale.
Reale trasporto o illusorio incantesimo? Sono solo storie. Storie senza tempo di uomini d’ogni tempo, in cui tutto è paradosso, iperbole, esasperazione. Si riscoprirà il piacere della fabulazione e della fascinazione della parola, il senso di ascoltare delle storie e di ascoltarle assieme ad altri. Arte un tempo assai familiare alla nostra cultura, ormai trascurata se non del tutto dimenticata. Ecco perchè l’Orlando Furioso di Ariosto, è proprio dall’arte dei cantastorie che prese linfa per diventare alta letteratura; ed ecco perchè il travolgente racconto che ne ha fatto Italo Calvino insieme a stralci di immagini “rubate” ad altri suoi libri come Il Cavaliere Inesistente.
Così le parole dei canti e delle ottave di Ariosto prendono nuova vita, un po’ tradite un po’ ri-suonate, e la narrazione avanza tra guizzi di folgorante umorismo e momenti di grande intensità, mescolando origini, tradizioni e dialetti. Nell’appassionante lavoro di scrittura alcuni episodi sono stati ripresi, altri rielaborati, altri completamente inventati com’è nell’essenza stessa dell’arte di raccontare.
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venerdì 2 febbraio 2018

"Il nome della rosa" in scena a Roma

Il nome della rosa è in scena al Teatro Argentina di Roma  fino al 4 febbraio 2018.
Tredici attori diretti da Leo Muscato danno vita a quaranta personaggi: un vero e proprio Colossal per la scena. Attesa e curiosità per la trasposizione teatrale dell’omonimo romanzo, firmata da Stefano Massini, un omaggio a Umberto Eco nel primo anniversario della sua morte.
Scritta nel 1980, l’opera, a metà tra il gothic novel e il romanzo poliziesco, best seller della letteratura italiana, è stata tradotta in 47 lingue e classificata da Le monde tra i 100 libri più belli del XX secolo.
La scena si apre sul finire del XIV secolo. Un vecchio frate benedettino, Adso da Melk, è intento a scrivere delle memorie in cui narra alcuni terribili avvenimenti di cui è stato testimone in gioventù. Nel nostro spettacolo, questo io narrante diventa una figura quasi kantoriana, sempre presente in scena, in stretta relazione con i fatti che lui stesso racconta, accaduti molti anni prima in un’abbazia dell’Italia settentrionale. Sotto i suoi (e i nostri) occhi si materializza un se stesso giovane, poco più che adolescente, intento a seguire gli insegnamenti di un dotto frate francescano, che nel passato era stato anche inquisitore: Guglielmo da Baskerville. Siamo nel momento culminante della lotta tra Chiesa e Impero, che travaglia l’Europa da diversi secoli e Guglielmo da Baskerville è stato chiamato per compiere una missione, il cui fine ultimo sembra ignoto anche a lui.
Quasi in contemporane con la messa in scena, Il nome della rosa si appresta a diventere anche una serie TV.
Il ruolo di Guglielmo da Baskerville, il monaco-detective interpretato da Sean Connery nel kolossal diretto da Jean-Jacques Annaud nell'86, è stato affidato a John Turturro mentre Rupert Everett sarà il suo antagonista, Bernardo Gui (F. Murray Abraham nel film). Adso da Melk, il novizio che nel film era interpretato da un giovane Christian Slater, nella serie tv avrà il volto del diciottenne attore tedesco Damien Hardung. Alla regia Giacomo Battiato, le riprese dovrebbero iniziare a gennaio negli studi di Cinecittà.

lunedì 29 gennaio 2018

‘Riccardo (Lunga Vita al Re)‘ in scena a Roma

La ‘Compagnia Giovani’ ATR Sofia Amendolea, sotto la guida del Regista Paolo Alessandri e interamente composta da attori under 30, porta in scena al Teatro Cometa Off di Roma dal 31 gennaio al 4 febbraio ‘Riccardo (Lunga Vita al Re)con un cast pluripremiato che ha ricevuto, tra il maggio 2016 ed il giugno 2017, ben quattordici premi internazionali, ottenuti per l’ultima produzione ‘The Farm’, diretta dallo stesso Alessandri, andata in scena in nove Festival Internazionali di 8 differenti nazioni: Polonia, Francia, Macedonia, Serbia, Repubblica Ceca, Marocco ed Egitto. ‘Riccardo’ è un uomo solo. Un combattente di nobili origini, un Principe d’Inghilterra, che però ha avuto in sorte un Fato crudele: quello di essere un Mostro nel vero senso del termine.
Nella oscura e superstiziosa Inghilterra medievale, Riccardo di Gloucester, nobile rampollo della casata degli York, viene al mondo prematuro. Nel panorama culturale del medioevo cristiano la deformità viene vista come un marchio del Demonio ed il giovane Riccardo cresce infatti nell’emarginazione, sentendo su di sé gli effetti di questa demonizzazione. Fino a quando non sceglierà di ‘sposarla’: divenendo finalmente, a tutti gli effetti, quel Mostro che tutti credono egli sia.
Il focus registico dell’adattamento prende piede da una semplice intuizione: William Shakespeare, durante la sua prolifica vita, non sì è mai autodefinito come ‘Autore Classico’; al contrario egli ha sempre vocato le sue Opere, anche quando le ambientava in epoche pre-Elisabettiane, nel descrivere vizi e virtù dell’umanità a lui contemporanea.
Racconta il Regista Paolo Alessandri: "Una volta rimossa la polvere del cosiddetto 'Stile Classico' (uno stile che Shakespeare, grande innovatore, probabilmente oggi non avrebbe condiviso), "Riccardo III" si rivela essere un'opera al contempo Epica ed Umana, Avventurosa e Psicologica, addiritura Psicoanalitica, se consideriamo i due magistrali monologhi di Riccardo che aprono e chiudono la tragedia. La regia dell'adattamento non modernizza il testo shakespeariano, bensì la recitazione degli Interpreti che lo portano in scena. La Parola è la vera regina dello spettacolo. Una parola a volte poetica, a volte violenta e sprezzante, ma sempre Asciutta e Vera. Ogni tentazione di adottare orpelli e vezzi recitativi viene eliminata dal palcoscenico."
Un palcoscenico sul quale, grazie anche alle attente azioni coreografiche, alle canzoni cantate dal vivo dai giovani e bravissimi interpreti, alla scenografia essenziale e minimale, alla purezza monocroma dei costumi, alle luci nette e contrastate, viene a costruirsi nel corso dello spettacolo una nuda e poetica 'macchina infernale', che vedrà Riccardo - carnefice per eccellenza - divenire vittima della propria stessa crudeltà.

giovedì 25 gennaio 2018

Bogre, un film sulle tracce di Catari e Bogomili

Bulgaria, Occitania, Italia centro-settentrionale, Bosnia, Istanbul: ecco le cinque tappe di Bogre, il film documentario che racconta la storia di Catari e Bogomili, un viaggio delle idee da un capo all'altro dell'Europa medievale.
Archiviata la prima tappa in Bulgaria, la troupe di Bogre ha lanciato una campagna di crowdfunding per proseguire la sua ricerca: iniziata il 5 dicembre 2017, terminerà il 12 febbraio 2018.
Il regista Fredo Valla e Ines Cavalcanti dell’associazione Chambra D’Oc - che si occupa della produzione esecutiva – hanno ricevuto attenzione e interesse da appassionati ed esperti di cultura occitana e di storia del cristianesimo medievale, entrando in contatto con una miriade di persone e realtà associative che hanno deciso di sostenere il film documentario sulla piattaforma online produzionidalbasso.com.
L’iniziativa promossa in Italia e nel Sud della Francia ha destato quindi l'interesse e il sostegno di tanti donatori, ma tra i risultati meno attesi e più graditi vanno considerate le tante offerte di collaborazione e partecipazione ricevute al di qua e al di là delle Alpi da quando è partita la campagna.
Con una somma raccolta di quasi 10000 euro , Bogre oggi tira le somme e guarda davanti a sé l'obiettivo che si avvicina, la seconda tappa, il viaggio per filmare l'Occitania catara.
“Se all'inizio della campagna sentivamo la necessità di raccontare e condividere la storia dei catari e dei bogomili, una storia maltrattata per secoli, oggi questa necessità è diventata anche una responsabilità, una grande responsabilità nei confronti di ogni donatore che fino ad oggi ha contribuito al nostro progetto. Per questa ragione abbiamo bisogno del sostegno di chi crede – come noi – che la memoria vada coltivata con passione, sempre, e in particolar modo quando la storia è stata scritta dai vincitori”, conclude il regista Fredo Valla. Bogre è una storia di idee, di religioni, di viaggi, di persone e di poteri. Una storia che verrà narrata attraverso la telecamera e il linguaggio d’oggi e che si propone di mettere in luce l’attualità per cui merita di essere raccontata.
È ancora possibile sostenere la loro campagna di crowdfunding su Produzioni dal Basso cliccando qui !